Territorio di competenza

Modena e provincia

Il patrimonio artistico modenese evidenzia nel suo aspetto quella decisa frattura che fu provocata dal passaggio di Modena dal ruolo di seconda città della signoria degli Estensi, a quello di città loro capitale (1598).

L'arte dell'età comunale e della Rinascenza si trova, per così dire, arroccata entro le sole emergenze architettoniche del Duomo e della basilica abbaziale benedettina di San Pietro.

Entro il capolavoro romanico del Duomo (sede UNESCO) e dei suoi pertinenti musei del Lapidario e del Tesoro, aperti in occasione del Giubileo 2000 con il concorso tecnico e scientifico della Soprintendenza, ed entro la basilica rinascimentale di San Pietro, si concentrano le espressioni più antiche e più qualificanti del genio locale. Nel Duomo sono i rilievi scultorei di Wiligelmo in facciata  e dei maestri Campionesi nel pontile policromo del presbiterio sopraelevato; le famose Metope nel Museo del Tesoro; il gruppo in terracotta di Guido Mazzoni (la "Madonna della pappa"); le tarsie lignee di Cristoforo Canozi da Lendinara. In San Pietro alle sculture in terracotta di Antonio Begarelli si accompagnano pale d'altare dipinte su tavola ( Bianchi Ferrari, Filippo da Verona, il Munari etc...., fino ai Taraschi, seguaci di Nicolò dell'Abate), che testimoniano l'imporsi infine della pittura sulle espressioni più autoctone e dirette dell'arte plastica e di quella lignaria.

L'architettura barocca, che trova la sua massima espressione nel Palazzo Ducale eretto su disegno dell'Avanzini, vede i dilatati spazi delle nuove chiese come costretti entro lo stretto tessuto urbano. La chiesa del Voto, quella di San Biagio in Carmine, il San Bartolomeo dei Gesuiti, il San Vincenzo dei Teatini, la riedificata chiesa di San Domenico, e le nuove cappelle che sorsero anche in Duomo nell'età barocca (qui demolite da un  restauro purista fra Otto e Novecento) fruttarono la  commissione di dipinti agli artisti allora di maggior fama: Guido Reni, il Guercino, Mattia Preti, Giuseppe Maria Crespi, il Franceschini, che  subentrarono ai precedenti pittori locali Bernardino Cervi e Ludovico Lana. Dentro di queste l'arte del legno continua nelle sagrestie barocche, mentre sugli altari le grandi pale del Consetti e del Vellani si fanno emule di quelle bolognesi del Creti e del Monti. Proposte di alto intendimento accademico furono poi formulate nell'Ottocento da Adeodato Malatesta, direttore dell'Accademia di Belle Arti, il cui purismo formale, visibile in pale d'altare (San Carlo, Sant'Agostino) corrisponde alla signorilità di una veste cittadina riformata in stile Restaurazione durante il governo di Francesco IV d'Este. 

Nella provincia di Modena la città di Carpi ha riguadagnato il Palazzo dei Pio alla piena fruizione museale  e molte delle stanze dell'appartamento del principe Alberto (con affreschi, camini in marmo, soffitti lignei dorati), si propongono esse stesse come opera d'arte. Nel Palazzo il Museo della Città valorizza una tradizione artigianale che tocca i vertici dell'arte soprattutto con i paliotti seicenteschi di finto commesso marmoreo, che ribadiscono l'identità dell'origine carpigiana in tutte le chiese della Diocesi. Il Museo Diocesano recentemente aperto nella chiesa di Sant'Ignazio espone tipologie d'arte liturgica preziose ed elaborate.

Nei centri minori di Vignola, di Formigine e di Pavullo nel Frignano gli interessi di cultura si concentrano nei recuperati castelli.  Quello di Vignola conserva integro il fascino di affreschi tardogotici.

Reggio Emilia e provincia

Benché Reggio Emilia non abbia mai rivestito ruolo politico e amministrativo centrale nel ducato estense, il suo patrimonio artistico accumulato nelle diverse epoche si rivela di grande interesse, dal periodo romanico (i materiali di età matildica delle pievi appenniniche) al Rinascimento (le architetture del chiostro di San Pietro, della basilica di San Prospero, della cattedrale, i dipinti di Correggio etc.) e soprattutto all'età manieristica (con protagonisti quali Lelio Orsi e il Clemente nei rispettivi campi della decorazione pittorica e della scultura), al Seicento, grazie all'impulso in campo architettonico e decorativo collegato alla fiorente economia e all'importanza religiosa assunta dal Santuario della Ghiara, dalle chiese di San Giovannino, di San Giorgio, di Sant'Agostino e di altre ancora, i cui arredi si arricchirono di dipinti di Palma il Giovane, di Ludovico e Annibale Carracci, Guercino e Guido Reni,  oltre che di maestri della scuola fiorentina e di quella romana; inoltre di busti in argento, di raffinati intagli, stucchi e altro; una tradizione artistica che è proseguita nel corso del Settecento e dell'Ottocento distinguendosi nel campo degli apparati decorativi e della scenografia.

Di grande rilievo inoltre il patrimonio artistico dei centri dislocati nel territorio, quali Correggio, Novellara, Guastalla e Gualtieri, sedi di poteri signorili che hanno caratterizzato l'urbanistica, gli edifici e gli arredi di quei luoghi, così da dare vita a moderni Musei civici di grande tradizione.

L'attività di tutela della Soprintendenza, esercitata negli ultimi decenni, ha provveduto, in relazione agli scarsi finanziamenti, al recupero di importanti testimonianze figurative e al salvataggio di casi d'emergenza nei diversi campi della pittura, della scultura e delle arti applicate, quali tessuti, paliotti, arredi lignei, statue in stucco e cartapesta. Ma la principale attività è stata svolta nel campo della direzione dei restauri grazie a finanziamenti per lo più privati assicurati da Fondazioni bancarie, enti locali, associazioni, enti ecclesiastici e altri. Tra i principali cantieri di restauro di ricordano la basilica della Ghiara, la basilica di San Prospero e la cattedrale, quest'ultima restaurata con significativi contributi ministeriali.

Si ricorda inoltre il determinante contributo in termini sia economici che scientifici del Ministero per i Beni e le Attività culturali all'istituzione del Museo Diocesano di Reggio Emilia.

 

Elenco dettagliato dei funzionari competenti per le diverse località.